Quasi tutti gli e-commerce iniziano la SEO dalla parte sbagliata: aprono il blog.
È comprensibile — è la parte che si vede, si può mostrare in riunione, e sembra produttiva. Ma se le pagine prodotto non sono indicizzate, o hanno tutte la stessa descrizione del fornitore, il blog porta traffico su un negozio che Google non sa vendere.
Da dove si comincia con la SEO di un e-commerce?
| # | Cosa | Perché prima |
|---|---|---|
| 1 | Le pagine importanti sono indicizzabili | senza questo niente altro conta |
| 2 | Descrizioni originali sui prodotti che vendono | il testo del fornitore ce l'hanno in venti |
| 3 | Struttura delle categorie | è dove sta il volume di ricerca vero |
| 4 | Dati strutturati Prodotto | prezzo e disponibilità nei risultati |
| 5 | Contenuti e blog | funziona, ma dopo gli altri quattro |
I primi due valgono più degli altri tre messi insieme, e sono anche i più noiosi. È esattamente per questo che vengono saltati.
Uno: quante pagine hai davvero indicizzate?
Prima di ottimizzare qualsiasi cosa, si guarda cosa Google ha effettivamente in archivio. Serve mezz'ora e cambia le priorità di tutti. Il punto di partenza è il rapporto Indicizzazione delle pagine di Search Console: mostra quante pagine sono indicizzate, quante no, e perché.
- NOIConta le pagine indicizzate e confrontale con quante ne hai davvero
- NOICerca i filtri nei risultati — se trovi decine di URL con `?colore=` stai sprecando il budget di scansione
- AIControlla i noindex involontari — capita più spesso di quanto si creda, spesso da un plugin
- NOIVerifica che la sitemap contenga solo pagine reali — prodotti esauriti e pagine morte la indeboliscono
Il caso classico è un catalogo da 400 prodotti con 12.000 URL indicizzati, quasi tutti combinazioni di filtri. Google spende la scansione lì invece che sui prodotti, e i prodotti non entrano. È lo stesso meccanismo che descrive la guida di Google sulla navigazione a faccette: il tempo speso su URL inutili è tempo tolto agli URL nuovi, e la soluzione più netta è bloccare i filtri in `robots.txt`.
Se una pagina non è indicizzata, ottimizzarla è tempo regalato.
Due: le descrizioni prodotto, ma non tutte
Riscrivere 400 schede è un progetto che non finisce mai e che nessuno completa. Non va fatto.
Si prendono i venti prodotti che generano più fatturato e si riscrivono quelli. Poi i venti che hanno più visite ma poche vendite, che di solito è un problema di testo. Gli altri possono restare come sono per mesi senza che cambi niente.
Cosa deve avere una descrizione che funziona: le parole con cui il cliente cerca il prodotto, non quelle del catalogo tecnico; le due o tre domande che chiunque farebbe prima di comprare, con risposta; e una ragione per scegliere questo modello invece di quello accanto.
Tre: le categorie, dove sta il volume
È la parte che gli e-commerce trattano peggio, e dove ci sono più ricerche.
Nessuno cerca il codice prodotto. Molti cercano «scarpe da running per pronazione» o «gioielli in oro giallo usati». Sono ricerche di categoria, e la pagina che dovrebbe rispondere quasi sempre è una griglia di prodotti senza una riga di testo.
Bastano due paragrafi in cima e una sezione di domande in fondo per trasformarla in una pagina che può posizionarsi. Su come si scrivono le risposte in modo estraibile c'è la guida sull'AEO.

Quattro: quali dati strutturati servono?
Non tutti, tre.
`Product` con prezzo e disponibilità, perché è quello che compare nei risultati e sposta i click: Google lo usa per mostrare prezzo, disponibilità, recensioni e spedizione direttamente nella ricerca. `BreadcrumbList`, perché rende leggibile la struttura del sito. `FAQPage` sulle categorie, se ci hai messo delle domande vere. Non aspettarti però il box FAQ nei risultati: Google l'ha tolto dal 7 maggio 2026.
Il resto è opzionale e nessuno lo nota. Attenzione a una cosa sola: se il prezzo nel dato strutturato non corrisponde a quello sulla pagina, Google se ne accorge, e il rimedio è peggio del problema. Le linee guida chiedono che i dati strutturati rappresentino fedelmente la pagina, e chi non lo fa rischia un'azione manuale e la perdita dei risultati arricchiti.
Cosa puoi rimandare senza rimpianti
La velocità, se il sito non è drammaticamente lento. Passare da 2,1 a 1,8 secondi non sposta le posizioni quanto sistemare 400 descrizioni duplicate. Lo dice anche Google: mostra il contenuto più pertinente anche quando l'esperienza sulla pagina è scarsa.
I backlink, all'inizio. Servono, ma prima deve esserci qualcosa che valga la pena linkare.
E il blog, che è la cosa da cui quasi tutti partono. Funziona, e lo facciamo anche noi, ma dopo i primi quattro punti. Su cosa fa perdere le vendite dopo che il traffico è arrivato c'è la guida sul carrello abbandonato.
Domande frequenti
Da dove si comincia con la SEO di un e-commerce?
Dal verificare cosa è davvero indicizzato, non dall'ottimizzare. Il caso classico è un catalogo da 400 prodotti con migliaia di URL indicizzati che sono combinazioni di filtri: Google spende la scansione lì e i prodotti veri non entrano. Ottimizzare una pagina non indicizzata è tempo regalato.
Devo riscrivere tutte le descrizioni prodotto?
No, ed è il progetto che non finisce mai. Si riscrivono i venti prodotti che generano più fatturato, poi i venti che hanno molte visite e poche vendite, che di solito è un problema di testo. Gli altri possono restare come sono per mesi senza che cambi nulla.
Le pagine categoria contano per la SEO di un e-commerce?
Contano più delle schede prodotto, perché è lì che sta il volume di ricerca: nessuno cerca il codice prodotto, molti cercano la categoria con un attributo. Il problema è che quasi sempre sono griglie senza una riga di testo, e bastano due paragrafi in cima e delle domande in fondo per renderle posizionabili.
Quali dati strutturati servono a un e-commerce?
Tre: Product con prezzo e disponibilità, BreadcrumbList, e FAQPage sulle categorie se contengono domande vere. Il resto è opzionale. L'unica attenzione è che il prezzo nel dato strutturato corrisponda a quello sulla pagina, perché la discrepanza viene rilevata e il rimedio è peggio del problema.
I filtri del catalogo danneggiano la SEO?
Quando generano URL indicizzabili sì, e parecchio: decine di migliaia di combinazioni consumano il budget di scansione che dovrebbe andare ai prodotti. Vanno gestiti in modo che le combinazioni non diventino pagine autonome, tenendo indicizzabili solo le categorie che hanno un senso di ricerca.
Quanto tempo serve per vedere risultati SEO su un e-commerce?
Sui primi due punti — indicizzazione e descrizioni dei prodotti che vendono — le prime variazioni si vedono in poche settimane, perché si sta sbloccando qualcosa che era fermo. Sul resto servono mesi, e chi promette risultati SEO in trenta giorni sta descrivendo un caso che non è il tuo.
Vuoi sapere cosa blocca il tuo e-commerce?
Guardiamo cosa è indicizzato e cosa no, e ti diciamo le prime tre cose da sistemare. Sette domande, risposta dei founder entro 48 ore.
Candidati
