Franchising · Guida · 7 min di lettura

Franchising da aprire: le domande da fare prima di firmare.

Alessandro Iannuzzi
Alessandro Iannuzzi
Growth strategist, founder As Growth · Aggiornato il 19 ottobre 2026
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Alla fine di questa guida sai quali numeri chiedere, e quando conviene alzarsi dal tavolo.

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Due porte di negozio affiancate, una con l'insegna dritta e ben tenuta e una con l'insegna storta e la saracinesca abbassata
La risposta in breve

Un franchising si valuta su tre numeri che il franchisor deve avere e saper mostrare: quanti punti vendita ha aperto negli ultimi 24 mesi, quanti ne ha chiusi nello stesso periodo, e in quanti mesi un affiliato medio rientra dell'investimento. Se manca il secondo, o se il terzo arriva come «dipende», il problema non è il settore: è che quei dati non li hanno mai raccolti. Il contratto lo guarda il commercialista, ma quelle tre domande vengono prima.

Chi valuta un franchising passa quasi tutto il tempo sulla cosa sbagliata.

Si guardano il marchio, il prodotto, il fee d'ingresso, e poi si porta il contratto al commercialista. È il momento sbagliato: quando arrivi al contratto hai già deciso, e stai solo cercando conferme.

Le domande che contano si fanno prima, al primo incontro, e sono poche. Servono a scegliere fra 707 insegne, tante ne conta in Italia il Rapporto Assofranchising 2026.

Quali numeri chiedere a un franchisor prima di tutto?

NumeroCosa diceCome si maschera
Aperture negli ultimi 24 mesise la rete cresce davvero«siamo in oltre 40 paesi»
Chiusure negli stessi 24 mesise la rete tienenon lo si dice, si aspetta
Mesi al rientro per l'affiliato mediose il conto torna«dipende molto dalla zona»

Il secondo è quello che separa una rete sana da una vetrina. Le aperture le dicono tutti, le chiusure quasi nessuno, e senza il rapporto fra le due il primo numero non significa niente: una rete che apre 12 punti vendita e ne chiude 9 sta perdendo, ma se dici solo «12 aperture» sembra il contrario. E non è una domanda indiscreta: la legge 129 del 2004 obbliga l'affiliante a consegnarti, almeno trenta giorni prima della firma, la lista degli affiliati operanti e «la variazione, anno per anno, del numero degli affiliati» negli ultimi tre anni.

Credo As Growth

Chiedi le chiusure. La risposta a quella domanda vale l'intero incontro.

Se il franchisor non ha il dato, la cosa importante non è il dato: è che non lo raccoglie. Vuol dire che non sa dove i suoi affiliati falliscono, e quindi non può aiutarti a non farlo.

Le nove domande che deve saper reggere

  1. NOIQuanti affiliati avete perso e perché — il perché conta più del quanto
  2. NOIPosso parlare con un affiliato che ha chiuso — la risposta a questa è quasi sempre la risposta a tutto
  3. NOIChi porta i clienti nel punto vendita, voi o io — e con che budget
  4. NOICosa succede se non raggiungo i minimi — deve essere scritto, non raccontato
  5. AIQuanto costa davvero il primo anno, non il fee: fee, allestimento, scorte, affitto, personale
  6. NOIChi decide i prezzi — se li decidi tu, il margine è tuo; se li decidono loro, no
  7. NOICosa posso vendere oltre al vostro catalogo — l'esclusiva stretta è un rischio
  8. NOICome si esce — durata, preavviso, penali, cosa resta a te
  9. NOIChi è il mio referente e quante altre sedi segue — se ne segue 40, non segue nessuno

Non serve farle tutte al primo incontro. Ne bastano tre per capire chi hai davanti, e sono la seconda, la quinta e l'ultima.

Quanto costa davvero il primo anno di un franchising?

Il fee d'ingresso è la voce di cui si parla di più ed è quasi sempre la minore.

Il conto che conta è: fee + allestimento + scorte iniziali + cauzione e primi affitti + personale per i mesi in cui non vendi ancora abbastanza. È l'ultima voce quella che manda in difficoltà, perché nessuno la mette nel piano e tutti la pagano. Per avere un ordine di grandezza: secondo il Rapporto Assofranchising 2026, ripreso dal Sole 24 Ore, il budget medio per avviare un'attività in franchising è di circa 120.000 euro.

Alla domanda «in quanti mesi rientro» la risposta accettabile è un numero con accanto la fonte: la media dei punti vendita aperti negli ultimi due anni, non il migliore e non una proiezione. Se arriva come «dipende», la conversazione è finita — non perché sia una bugia, ma perché significa che non lo sanno. Il numero serve anche per leggere il contratto: se è a tempo determinato, la stessa legge impone una durata «sufficiente all'ammortamento dell'investimento e comunque non inferiore a tre anni».

Un iceberg con una piccola punta sopra il livello dell'acqua e una massa molto più grande sotto

Quando conviene alzarsi dal tavolo?

Fretta. «Questa zona la sta guardando anche un altro» è la frase più vecchia del mestiere. Una rete che funziona può aspettare due settimane; una che ha bisogno del tuo fee questo mese, no.

Nessun affiliato con cui parlare. Se non ti mettono in contatto con nessuno, o solo con uno scelto da loro, hai già la risposta. Un franchisor sicuro della propria rete ti fa parlare con chi vuoi.

Il marketing è tutto tuo. Se il franchisor incassa le royalty e la generazione dei clienti resta interamente a carico tuo, stai comprando un'insegna e un manuale. Può anche valerne la pena, ma allora il prezzo va rinegoziato per quello che è.

Dall'altra parte del tavolo

Vale la pena dirlo, perché è il lavoro che facciamo: un franchisor che risponde bene a queste nove domande non è più onesto degli altri, è più organizzato. Ha raccolto i dati, sa dove la rete perde, e ha un sistema per portare clienti ai punti vendita invece di scaricarlo sugli affiliati.

Come si costruisce quel sistema è raccontato nella guida allo sviluppo franchising; il metodo con cui alterniamo macchina e persone è nella guida al vibe marketing.

Domande frequenti

Come si valuta un franchising prima di aprirlo?

Su tre numeri: aperture negli ultimi 24 mesi, chiusure nello stesso periodo, e mesi di rientro dell'investimento per l'affiliato medio. Le aperture le dicono tutti, le chiusure quasi nessuno, e senza il rapporto fra le due il primo numero non dice niente. Se il franchisor non ha quei dati, il problema non è il settore: è che non li raccoglie.

Quanto costa davvero aprire un franchising?

Molto più del fee d'ingresso, che è la voce di cui si parla di più ed è quasi sempre la minore. Il conto vero è fee più allestimento, scorte iniziali, cauzione e primi affitti, e soprattutto il personale per i mesi in cui non vendi ancora abbastanza. È l'ultima voce che manda in difficoltà, perché nessuno la mette nel piano.

Aprire in franchising conviene rispetto a un'attività propria?

Dipende da cosa ti danno in cambio delle royalty. Se il franchisor porta clienti al punto vendita con un sistema che funziona, conviene quasi sempre. Se incassa e lascia a te tutta la generazione dei clienti, stai comprando un'insegna e un manuale: può valerne la pena, ma il prezzo va rinegoziato per quello che è.

Posso parlare con altri affiliati prima di firmare?

Devi, ed è la domanda più utile di tutte. Un franchisor sicuro della propria rete ti fa parlare con chi vuoi, compreso chi ha chiuso. Se non ti mettono in contatto con nessuno, o solo con uno scelto da loro, hai già ottenuto l'informazione che cercavi.

Quali sono i segnali per cui conviene rinunciare?

La fretta («questa zona la sta guardando anche un altro»), il rifiuto di farti parlare con altri affiliati, e l'assenza del dato sulle chiusure. Una rete che funziona può aspettare due settimane e non ha niente da nascondere sui punti vendita che non ce l'hanno fatta.

Chi decide i prezzi di vendita in un franchising?

Cambia da contratto a contratto, e va chiarito prima di firmare perché determina il tuo margine. Se i prezzi li decidi tu, il margine è una tua leva; se li decide il franchisor, il tuo conto economico dipende da scelte che non controlli. Nessuna delle due è sbagliata, ma vanno sapute.

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Alessandro Iannuzzi
Alessandro Iannuzzi

Founder di As Growth, growth partner AI-first. Segue crescita e strategia sui business dei partner: OroEtic, Giojello, Equity Plus e altri. Candidati se vuoi lavorare con noi.

Pubblicato il 9 ottobre 2026 · Aggiornato il 19 ottobre 2026